SOSTENIBILITÀ DELLA FILIERA AGROALIMENTARE: IL PUNTO DI VISTA DI CHI OPERA NEL SETTORE

Nella giornata del 30 settembre in occasione del Salone della CSR e dell’innovazione sociale si è tenuto l’evento “Quando la filiera agroalimentare è sostenibile”, coordinato da Laura Ricci in qualità di Presidente di Trentino Green Network. A questo incontro hanno preso parte diversi esperti imprenditori appartenenti al settore agroalimentare ai quali sono stati sottoposti tre quesiti volti a comprendere come le realtà che rappresentano siano riuscite a coniugare sostenibilità, innovazione e competitività.

I quesiti in questione hanno toccato 3 diverse tematiche e gli aspetti venuti alla luce durante il tavolo di confronto risultano essere molto interessanti e di ispirazione per chi opera all’interno del settore.

1. Sostenibilità di filiera e gestione degli impatti 

I due temi emersi quando si parla di gestione degli impatti per garantire la sostenibilità di filiera sono quello dei dati e della misurazione e quello della tracciabilità: mettere a sistema i dati per prendere le migliori decisioni.
Andrea Fedrizzi, Responsabile Marketing e Comunicazione di Melinda, ha esordito sottolineando l’importanza per ogni realtà del settore agroalimentare di capire quali sono gli aspetti dove ha più margine di miglioramento sulla base delle sue peculiarità e dove la filiera rende possibile questi miglioramenti.
Come ha affermato Davide Tonon, Sustainability Consultant di Quantis International, questo può essere fatto solamente adottando un approccio scientifico e rigoroso basato su dati quantitativi che permette ad un’impresa di comprendere dove c’è la necessità di investire ed intervenire. La tracciabilità di filiera, in tale frangente, risulta perciò essere un aspetto chiave per l’agire sostenibile delle aziende: “tracciare la filiera secondo ciò che dice la scienza è il primo passo per un’azienda per costruire un business più sostenibile”.
A rimarcare il concetto sono stati anche Cristiano Spadoni, Business Strategy Manager di
Image Line, e Giovanni Battista Valsecchi, Direttore generale di Generale Conserve – ASdoMAR. Il primo ha parlato dell’importanza dell’agricoltura digitale (agricoltura 4.0) in quanto senza i dati non si possono prendere decisioni concrete sull’uso efficiente delle risorse. Il secondo ha affermato come la raccolta di dati scientifici è fondamentale per capire qual è l’impatto prodotto dalla propria attività e qual è il margine di intervento.

2. Best practices per la sostenibilità della filiera agro-alimentare

Le buone pratiche in ambito di sostenibilità emerse durante questo appuntamento sono molteplici ma tra quelle che coinvolgono in modo ampio l’intera filiera spiccano in particolare quella raccontata da Francesco Pizzagalli, Presidente di IVSI (Istituto Valorizzazione Salumi Italiani), e quella da Luca Rigotti, Presidente del Gruppo Mezzacorona
Si tratta, da una parte, del percorso ad hoc pensato per le imprese appartenenti all’ISVI volto a farle diventare più virtuose, che parte dal Manifesto dei valori che lo stesso ha realizzato per farle integrare la sostenibilità nel proprio DNA aziendale. Come ha sottolineato il presidente Pizzagalli, “la sostenibilità è la base per essere un nuovo modello d’impresa e senza questo modello il futuro del settore può essere compromesso”, perciò “non si può solo puntare sul prodotto ma oggi è arrivato il tempo di puntare su chi fa il prodotto”. 
Dall’altra, del percorso intrapreso dal Gruppo Mezzacorona a partire dagli anni ’90 per garantire la sostenibilità della loro intera filiera, iniziato con un lavoro di sensibilizzazione della compagine sociale. Luca Rigotti, in particolare, ha sottolineato l’importanza che hanno ricoperto in tale contesto le diverse certificazioni che hanno ottenuto nel corso degli anni sia in ambito di sostenibilità ambientale che sociale e l’intenzione di migliorare questo grande lavoro di anno in anno in quanto la sostenibilità dell’intera filiera è la strada del futuro.

3. Crisi e sostenibilità nelle filiere agroalimentari

La crisi ha fatto aumentare ancor di più la consapevolezza in merito all’importanza e all’urgenza che ricopre la sostenibilità per il presente ma soprattutto per il futuro della filiera agroalimentare; questo il principale aspetto emerso durante l’ultimo giro di domande del tavolo di confronto.
In tale frangente, Andrea Fedrizzi ha sottolineato come “il futuro è sostenibilità, una sostenibilità che deve essere vera e fatta di azioni concrete, andando oltre l’immagine” e per questo le imprese del settore devono “passare dallo storytelling allo storydoing”. Coerentemente con ciò, anche Luca Rigotti ha enunciato come oggi per le stesse “la sostenibilità non è più un hobby”. 
A seguire, Francesco Pizzagalli ha dichiarato come dalla pandemia ha imparato due cose: la necessità di passare da un “modello economico del tanto ad un modello economico del meglio” per evitare lo spreco alimentare e che oggi non si può più produrre a discapito delle generazioni future. Così come Giovanni Battista Valsecchi ha imparato che in futuro servirà una resilienza trasformativa ovvero ripensare ai propri processi, attraverso il dialogo e la collaborazione lungo tutta la filiera, per poter essere resilienti però in modo nuovo.
Infine, Cristiano Spadoni e Davide Tonon hanno fatto emergere come nell’ambito dell’agroalimentare la sostenibilità ricopra un ruolo strategico per il futuro delle imprese ma che per poter essere resilienti ci debba essere anche l’innovazione. Per Spadoni, infatti, la sostenibilità e l’innovazione sono due binari paralleli mentre per Tonon la “sostenibilità va di pari passo con l’innovazione” e per questo è importante che le aziende investano in innovazione per avere un futuro più sostenibile.